Ieri era il 15 di agosto, ferragosto, una festa che ancora non ho capito; era anche lunedì, un lunedì come tutti preceduto da una domenica e un sabato. Insomma 3 giorni pieni di silenzio, di interruzione di ogni attività, come se già non bastasse l’estate a fermare ogni cosa. Per una come-me, rimaneva ben poco da fare.
Così nella notte sono salita in macchina, sono sgusciata fuori di casa in silenzio, senza voler dire niente a nessuno, senza poesia o tragedia, solo per andare. La macchina mi guida sempre verso la città, io lo so che i campi e la natura in questi casi si addicono di più, ma tra i campi ci sono cresciuta – e non dico qui dove abito ma insomma, li ho sempre frequentati- per me è la città quella cosa da osservare e ascoltare, il silenzio della città che non è mai silenzio, il buio che non è mai buio.
Senza riflettere più di tanto ho fatto un mini tour dei luoghi che a me dicono qualcosa: case, bar, teatri, strade, panchine.
Non è da rendere noto lo stato con il quale mi aggiravo ma quando mi fermavo davanti ad un portone avevo il timore di rincontrarmi, incontrare Margherita e certo le avrei fatto una bella predica e lei avrebbe ribattuto dicendomi qualche massima banale tipo ‘ la vita è una sola’ . Già, una sola. E cosa vuoi risponderle? Voglio dire, se te stessa ti dice che -la vita è una sola- cosa vuoi poterle dire? Sarà pure banale ma quando sei nel cuore della notte a fumare sigarette chiusa in macchina con la maglietta del pigiama e i jeans cosa vuoi fare? Rimproverarla? Sarebbe stata una dura lotta così mi sono limitata a guardarmi fino alla noia per poi trovarmi di nuovo, a farmi suggerire le parole, le atmosfere, dai grandi.